Enrico Zucca. Giudice.

Il Pm Enrico Zucca è uno dei giudici del tribunale di Genova che si è occupato del processo Diaz e che ha indagato sulle responsabilità dei poliziotti che fecero l’irruzione e che la ordinarono. Grazie al suo lavoro di inquirente è stata accertata una verità molto differente da quella raccontata dalle forze dell’ordine a caldo nella conferenza stampa immediatamente dopo il blitz e negli anni a seguire. Il depistaggio in atto è stato riscontrato, come le calunnie, gli abusi, i falsi oltre che ovviamente le violenze di quella notte in cui i poliziotti vollero far sfoggio di fronte al mondo della loro sagacia investigativa e si resero invece protagonisti di una pagina fra le più umilianti per la democrazia italiana.

Il processo Diaz ha il merito di aver circoscritto e mandato a sentenza i dirigenti e i manovali di quella notte, ma durante il G8 tante e diverse divise si sono macchiate indebitamente del sangue dei manifestanti e allora perché a suo parere il grosso delle sentenze riguardano appartenenti alla polizia e non sono stati processati e condannati appartenenti ad altri corpi (Carabinieri, Finanza e polizia penitenziaria)?

Lei mi domanda come mai i poliziotti sono stati rinviati a giudizio e non appartenenti ad altre forze dell’ordine. Non è così: nel senso che purtroppo, dell’enorme quantità di denunce ricevute dai cittadini, la maggioranza erano contro persone ignote, certo contro persone in divisa, ma non sapendo chi fosse il responsabile. E in tantissimi casi, sembra un po’ incredibile, ma non siamo riusciti ad identificare le persone appartenenti alle varie forze dell’ordine che in ipotesi si sono rese o si erano rese responsabili di abusi. Leggi tutto “Enrico Zucca. Giudice.”

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G8. Per il decennale in arrivo il dossier del Secolo 21.

Sono passati dieci anni. Dal G8 di Genova sono passati dieci anni.
E intanto sotto il ponte della memoria non smette di scorrere il fiume dei ricordi, perché chi è stato testimone di quel che successe in quei giorni non lo dimenticherà mai.
Quella che negli anni ’70 era la gestione del conflitto sociale all’ordine del giorno, noi l’abbiamo vissuta, vista, sentita e inalata tutta in tre giorni.
Ma l’uomo, come le bestie, si abitua alla violenza del simile, si scava una nicchia dove mantenere in silenzio il proprio piccolo simulacro di libertà. Ma ci si deve abituare.
Nel 2001 a Genova non abbiamo avuto il tempo di farlo.

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La storia di Faouzi.

Fouazi. Questa è la sua storia.

La Tunisia

Mi chiamo Faouzi ho 28 anni e sono nato nel dicembre del 1982. Ho due genitori, sette fratelli e una sorella e sono io che mantengo la mia famiglia.

In Tunisia non si muore di fame. Con un euro compri tante cose, non come qui, però la situazione è pesante, la polizia terribile.

Io vengo da Kasserine nelle montagne. Ai piedi del monte Djebel Chambi e precisamente a circa 10 chilometri dal confine con l’Algeria. Sono muratore.

In Tunisia guadagno 1o dinari per una giornata di lavoro. I vostri 5 euro. Il problema è che un mese lavori dieci giorni, un mese venti, il mese dopo non lavori.

E sono io che mantengo la famiglia.

Mio fratello Nabil ha 30 anni, lui è medico. E’ laureato da 8 anni e sono 8 anni che sta a casa. Non lavora.  Non trova lavoro. In Tunisia ci sono troppi medici, la disoccupazione dei laureati è alle stelle. Certo se volesse pagare 20 mila dinari, lavorerebbe di sicuro. Corruzione e nepotismo assumono tutto l’anno. Leggi tutto “La storia di Faouzi.”

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Riflessioni sui tunisini di Genova.

Invitato da Giovanna Rosi allo spazio migranti si parla del TGN Mattina di Telenord si parla dei tunisini arrivati in settimana a Genova.

L’intervista è tagliata sul finale, ma il senso dell’intervento si coglie: chi emigra lo fa per soddisfare necessità economiche e individuali come la costruzione di un proprio futuro in un paese che possa offrire maggiori opportunità di quello di provenienza.

Postilla: Se l’Assessore alle politiche sociali del Comune Roberta Papi pensa che Genova sia come Lampedusa le consigliamo di trascorrere il resto del suo mandato di amministratore pubblico nell’isola siciliana a farsi un sano corso di formazione al fenomeno migratorio sul campo.

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Riflessioni sui tunisini di Genova.

Invitato da Giovanna Rosi allo spazio migranti si parla del TGN Mattina di Telenord si parla dei tunisini arrivati in settimana a Genova.

L’intervista è tagliata sul finale, ma il senso dell’intervento si coglie: chi emigra lo fa per soddisfare necessità economiche e individuali come la costruzione di un proprio futuro in un paese che possa offrire maggiori opportunità di quello di provenienza.

Postilla: Se l’Assessore alle politiche sociali del Comune Roberta Papi pensa che Genova sia come Lampedusa le consigliamo di trascorrere il resto del suo mandato di amministratore pubblico nell’isola siciliana a farsi un sano corso di formazione al fenomeno migratorio sul campo.

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Riflessioni sui tunisini di Genova.

Invitato da Giovanna Rosi allo spazio migranti si parla del TGN Mattina di Telenord si parla dei tunisini arrivati in settimana a Genova.

L’intervista è tagliata sul finale, ma il senso dell’intervento si coglie: chi emigra lo fa per soddisfare necessità economiche e individuali come la costruzione di un proprio futuro in un paese che possa offrire maggiori opportunità di quello di provenienza.

Postilla: Se l’Assessore alle politiche sociali del Comune Roberta Papi pensa che Genova sia come Lampedusa le consigliamo di trascorrere il resto del suo mandato di amministratore pubblico nell’isola siciliana a farsi un sano corso di formazione al fenomeno migratorio sul campo.

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Tunisini di Genova.

Foto di Fabio Bussolino.

Sono arrivati. Sono in Sala chiamata del Porto della CULMV. I profughi sono a Genova. Sono circa 50 persone, tunisini, i più sono giovani di venti, trent’anni, ragazzi con idee e convinzioni che danno il senso del loro peregrinare e occhi, occhi vivi, con la sete di un futuro che si costruiranno in ogni modo. Come è giusto che sia per ogni giovane di questa terra. In fondo, per loro che hanno attraversato il mare sopra i legni visti in tutte le immagini televisive, stracarichi (uomini, donne, bambini) con magari in tasca qualche spiccio e in pegno la speranza promessa ai loro cari, essere arrivati a Genova piuttosto che un’altra città italiana, sembra un particolare.  Ormai il più è fatto. Sono stanchi, ma non è un problema: sono sani e sono salvi. E adesso comincia il viaggio di terra. Quello che porterà questi ragazzi, a confrontarsi con le contraddizioni della Fortezza Europea. Solidarietà e paura, che si scalzano a vicenda, relazioni umane e propaganda dell’invasioneLeggi tutto “Tunisini di Genova.”

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“Modello Genova” per i venditori abusivi?

Senegalesi in darsena.

Genova. Lungo il porto vecchio, nella zona dell’acquario più grande d’Europa, nel mezzo della fiumana del turismo massificato, delle scolaresche vocianti e dei vecchietti organizzati, si affolla un’umanità colorata e vitale. Un’umanità che si arrangia con le briciole che la società le permette di raccogliere, ultimamente, sempre più spesso, rinfacciando e minacciando di sottrarle anche la possibilità di commerciare per campare. Perché i prodotti venduti sono contraffatti e il loro valore di mercato inquina le dinamiche economiche del mercato legittimo. Facendo concorrenza scorretta a chi segue le regole. Ma c’è di più.

In una delle zone più turistiche della città, i venditori ambulanti diventano gli obbiettivi evidenti del delirio securitario che si fonda sullo spaesamento culturale e la mancanza di prospettive vissute nel nostro paese. Visti come indice di degrado urbano, rappresentano un mondo che l’opinione pubblica vorrebbe nascondere, sottrarre alla vista, confinati nei ghetti e lontani dall’occhio isterico e pauroso dell’italiano medio.

Di destra e di sinistra che sia: ormai non fa più differenza.

Recentemente, dopo l’ennesimo blitz delle forze dell’ordine, la comunità senegalese ha deciso di manifestare il proprio dissenso e assieme all’Associazione 3 febbraio ha incontrato l’assessore alla Città Sicura, Francesco Scidone, per cercare una soluzione al mondo del tarocco e alle sue ripercussioni pubbliche e private. Ecco i numeri del 2010: 115 perquisizioni personali e di locali, 107 identificazioni, 66 fra permanenze illegali e accompagnamenti forzati in questura, 19 arresti e 107 denunce per immigrazione clandestina. Leggi tutto ““Modello Genova” per i venditori abusivi?”

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Berlusconi, gli anarchici di Genova e Vincenzo Scolastico.

“Alcuni magistrati si intromettono nella vita privata dei cittadini”. Berlusconi Silvio.

Non è un Paese libero quello in cui quando si alza il telefono non si è sicuri della inviolabilità delle proprie conversazioni.
Non è un Paese libero quello in cui un cittadino può trovare sui giornali delle proprie conversazioni che fanno parte del proprio privato e che non hanno nessun contenuto penalmente rilevante.
Non è un Paese libero quello in cui una casta di privilegiati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadini senza mai doverne rendere conto.
E’ giunto il momento di ristabilire una reale separazione e un corretto equilibrio fra i poteri e gli ordini dello Stato. (Berlusconi Silvio).

Facendo sponda alle parole irritate e di sfogo del Premier si capisce che uno dei principali problemi del nostro paese sia il potere della Magistratura, a detta di Berlusconi: incontrollato, invasivo, impunito e di casta.

Cerchiamo, ora, di riportare le parole pronunciate da B. contro il potere delle toghe ad una dimensione riflessiva, in un contesto locale, come quello della nostra Genova.

Vincenzo Scolastico. Procuratore capo del Tribunale di Genova.

E’ di recente dominio pubblico che il Procuratore reggente del Tribunale di Genova, Vincenzo Scolastico, abbia deciso di istituire un pool di magistrati per seguire gli anarchici genovesi, i quali, all’ultima manifestazione della FIOM, pare abbiano cercato scontri nell’intento di occupare la sede di Confindustria, concludendo così una serie di azioni considerate rilevanti penalmente secondo il Tribunale genovese. Leggi tutto “Berlusconi, gli anarchici di Genova e Vincenzo Scolastico.”

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AMT e il consumatore inviperito che accetta il caro prezzo.

Il nuovo biglietto a 1 euro e 50 per la gioia dei consumatori.

Genova, città di finto sinistra, la vedi anche in questi momenti. Scatta il nuovo mese e si porta appresso il tanto discusso aumento del biglietto AMT, trasporto pubblico locale.

AMT, ovvero l’azienda municipalizzata (51% Comune 49% privati francesi) che gestita da anni con il piglio del tanto arrivano i soldi da Stato e Regione, si sveglia oggi (grazie ai tagli Tremontiani) di fronte al baratro della “malagestione”, trovandosi costretta a dover ridurre il servizio offerto e ad aumentare il costo delle tariffe.

Tra l’altro, il buco di quasi 30 milioni di euro non impensierisce certo i ricchi della città, per i quali nulla cambia. Quando si è mai visto un politico sul bus, fuori dal periodo elettorale? E’ il consumatore medio, il cittadino, quello che invece subisce questa nuova angheria. Che, come ci spiega Stefano Salvetti dell’ADICONSUM, è stata anche concertata fra le associazioni a tutela del consumatore, Comune e Azienda. Quindi poteva anche andar peggio? Leggi tutto “AMT e il consumatore inviperito che accetta il caro prezzo.”

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